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Senza la negativizzazione del Test niente più rientro automatico al lavoro dopo il 21° giorno per i positivi al Covid-19

COS’E’

Quanto previsto dal DPCM del 3 dicembre 2020.

COSA E’ NECESSARIO FARE

Attendere un certificato di negativizzazione per rientrare a lavoro, salvo nuovi chiarimenti normativi.

CHI LO DEVE FARE

Tutti i datori di lavoro non possono più ammettere a lavoro automaticamente un lavoratore che al 21° giorno sia ancora positivo al Covid-19.

ULTERIORI INFORMAZIONI

Per il rientro al lavoro di quanti al 21°  giorno presentino ancora un tampone positivo in assenza di sintomi è necessario un tampone che confermi la negativizzazione.

Ricordiamo che la Circolare del Ministero della Salute del 12 ottobre 2020 con le indicazioni per la durata ed il termine dell’isolamento e della quarantena ha di fatto dato l’avvio al rientro nella comunità sociale e al lavoro della quota di persone definite “casi positivi a lungo termine”.

Alla luce di tale disposizione il Medico Competente, una volta acquisita per il tramite del Datore di Lavoro la certificazione prodotta dai Dipartimenti di prevenzione territoriali e/o dal Medico di Medicina Generale, ha disposto caso per caso le particolari precauzioni per evitare la ipotetica trasmissione virale nella specifica comunità lavorativa.

 Quanto disposto dalla Circolare del Ministero della Salute del 12 ottobre 2020 non è più applicabile a norma dell’allegato 12 del DPCM 3 novembre 2020, documento di rilievo giuridico superiore rispetto ad una circolare ministeriale.

Senza la negativizzazione del tampone quindi niente più ritorno al lavoro.

 Nell’allegato 12 al DPCM del 3 dicembre u.s., come anche nel precedente Decreto datato 3 novembre, è espressamente richiesta una preventiva comunicazione avente ad oggetto la certificazione medica da cui risulti la “avvenuta negativizzazione” del tampone secondo le modalità previste e rilasciata dal dipartimento di prevenzione territoriale di competenza.

 Questo meccanismo conduce alla situazione – paradossale ed assurda – dei “casi positivi a lungo termine” che possono rientrare a pieno titolo nella comunità sociale con la chiusura del periodo di quarantena giustificata dalla certificazione di malattia INPS ma non possono rientrare al lavoro se non nella modalità di smartworking.

Ci auguriamo che a breve venga data una indicazione che risolva questo “pasticcio normativo”.